25° presenza in Albania e Istituzione della Provincia

Prossini a due eventi giubilari che interessano l'intera Provincia, il 25° della presenza rogazionista in Albania ed il 25° dell'istituzione della Provincia S. Annibale ICS, il Superiore Provinciale P. Giorgio Nalin ha indirizzato una circolare apposita, con considerazioni e riflessioni, nella grata memoria al Signore delle due occasioni storiche. 

Bari, 16 ottobre 2017 

Prot. N. 277/17
Oggetto: XXV di Fondazione della missione in Albaniae della Istituzione della Provincia S. Annibale ICS
MM. RR. Superiori e ConfratelliCase della Provincia Sant’Annibale Italia Centro-Sud
Loro sedi e p. c. Rev. mo P. Bruno RampazzoSuperiore Generale dei RogazionistiRoma

Carissimi Confratelli,
l’anno 2017, che si avvia alla conclusione, è segnato per la nostra Provincia da alcuni eventi giubilari che, mentre ci sollecitano a fare memoria del passato nel rendimento di grazie a Dio Padre e Signore del tempo e della storia, segnano il cammino presente nella diuturna missione apostolica e carismatica, secondo il sogno del santo Fondatore e la vita della Chiesa.Desideriamo infatti ricordare i 25 anni della presenza Rogazionista in Albania (18 giugno 1992) e l’Istituzione della Provincia S. Annibale Italia Centro-Sud (18 ottobre 1992). A questi due eventi, nel prossimo mese di novembre, si aggiungerà il 25° anniversario del dies natalis del servo di Dio P. Giuseppe Marrazzo (30 novembre 1992).Al di là degli importanti fatti storici che richiamano alla mente persone, situazioni, avvenimenti, è doveroso ricordare queste tappe significative e provvidenziali della nostra storia per ringraziare il Signore e trovare rinnovata vitalità ecclesiale e missionaria che ispirino in ciascuno nuovo slancio ed entusiasmo per il servizio apostolico del Rogate cui siamo chiamati.

L’iniziale presenza rogazionista in Albania.
«Dopo la ristrutturazione di alcune stanze, eseguita sotto la direzione dell’architetto albanese la Sig.ra Rita Lacaj, il 18 giugno [1992] si inaugura la prima, spartana, residenza dei Rogazionisti in terra albanese. È presente anche P. Nalin che condividerà i primi giorni di permanenza a Shënkoll con P. Luigi. Il giorno dopo viene celebrata una solenne Messa presieduta dal Nunzio Apostolico, Mons. Ivan Dias. Sono presenti don Frano Ilia, parroco di Milot, che di lì a qualche mese sarà eletto arcivescovo metropolita di Scutari … Qualche giorno dopo P. Nalin e P. Amato rientrano in Italia per una prima valutazione dei passi intrapresi. Si conviene di mantenere e potenziare l’attività pastorale a Shënkoll e nel territorio annesso e, su proposta di P. Amato, si pensa all’apertura di una struttura di accoglienza per ragazzi anche in prospettiva vocazionale. Nello stesso tempo ci si propone di acquistare un appezzamento di terreno nella stessa città di Lezhë in vista di realizzare in futuro un’opera educativa scolastica».È questa la prima cronaca redatta a suo tempo per Progetto Albania, il notiziario di collegamento con i benefattori ed amici della Missione Rogazionista nella Terra delle Aquile. Il 30 novembre 1992 successivo, il Superiore Generale del tempo, P. Pietro Cifuni, e l’Economo Generale, P. Giovanni Cecca, sono in Albania per una visita a P. Luigi Amato, in vista dell’apertura di un’opera in quella terra, e per incontrare il Nunzio Apostolico e varie autorità del luogo.Ad un anno di distanza l’Arcivescovo Mons. Frano Illia dà il consenso per l’istituzione formale di una nostra Casa religiosa nella diocesi di Lezhë: «Accogliendo volentieri la richiesta del Superiore della provincia Religiosa Italia Centro Sud della Congregazione dei Rogazionisti del Cuore di Gesù, in ottemperanza a quanto prescritto dal can. 609,1 concedo il mio consenso per l’istituzione di una Casa della sunnominata Congregazione nella diocesi di Lezhë. Ho la speranza che la presenza di questa nuova Famiglia Religiosa dedita alla preghiera per le vocazioni, alla promozione vocazionale e al soccorso e promozione della gioventù abbandonata e dei poveri nella nostra Chiesa locale sia di aiuto per l’evangelizzazione del Popolo di Dio. Shkoder 9 novembre 1993. Mons. Frano Illia, arcivescovo»

L’Istituzione della Provincia S. Annibale.
«Il sottoscritto P. Pietro Cifuni, Superiore Generale della Congregazione dei Rogazionisti del Cuore di Gesù, in ossequio al mandato ricevuto dall’VIII Capitolo Generale a definire il decentramento della Congregazione in Italia, prendendo atto dei risultati della consultazione dei religiosi, compiuta prima e dopo il suddetto Capitolo Generale, ascoltato il parere dei Superiori delle Delegazioni d’Italia e completato lo studio dei problemi connessi, con il consenso del Consiglio Generalizio oggi domenica 18 ottobre 1992, con il presente atto istituisce la Provincia Italiana Centro-Sud “Padre Annibale” e l’affida alla particolare protezione del beato Padre Fondatore della Congregazione. P. Pietro Cifuni, sup. gen.»
Questo invece, è l’atto di nascita della nostra Provincia, che si inseriva nel quadro del decentramento in Italia, come auspicato dall’VIII Capitolo Generale della Congregazione (1992).

La missione in Albania.
L’apertura missionaria rogazionista in Albania, che si pone nella prospettiva della diffusione del carisma rogazionista e nel servizio specifico per i piccoli ed i poveri, si è ormai consolidata e stabilizzata in una presenza che risulta importante, e impegnativa, non solo nella dimensione evangelizzatrice (servizio pastorale in più parrocchie e villaggi con la collaborazione di diverse comunità di suore, cappellania al carcere, santuario di S. Annibale), ma anche in quella culturale e sociale (Ginnasio-Liceo, Formazione Professionale, Atelier per abiti tradizionali e liturgici, Direzione Caritas diocesana e nazionale).Si è partiti da una prolungata fase iniziale di adattamento alla difficile situazione ambientale, umana ed ecclesiale, seguita al duro regime comunista, che ha visto i confratelli impegnati da subito in diverse attività: la distribuzione di viveri, la costruzione di case per i poveri, la individuazione di spazi per il culto, la costruzione di chiese, la collaborazione e l’ospitalità offerta a congregazioni religiose per facilitare il loro inserimento nella terra albanese. Si è passati poi ad una più impegnativa fase di sistematica evangelizzazione missionaria, pianificata secondo le direttive ecclesiali locali e la configurazione diocesana. Per non dire poi del servizio culturale e sociale ampiamente riconosciuto con la Scuola Primaria dell’infanzia gestito con le suore Canonichesse della S. Croce, il Ginnasio-Liceo con la direzione didattica delle Maestre Pie Venerini.L’elezione di P. Ottavio Vitale a vescovo della diocesi di Lezhë, mentre ha in un certo senso ripagato il servizio ed i sacrifici apostolici e sociali dei nostri primi missionari, a cominciare da P. Luigi Amato, dallo stesso Vitale e dagli altri confratelli3, che si sono succeduti, ha dato anche la possibilità di esprimere a livello ecclesiale in forma più ampia, la continuità di un servizio carismatico suscitato dalla compassione per la messe abbondante e le folle stanche e sfinite come pecore senza pastore e realizzato nell’impegno orante al Signore della messe e nel servizio ai piccoli ed ai poveri.Tutti gli sforzi e le realizzazioni effettuate nel corso di questi 25 anni sono stati certamente significativi: l’inizio di un centro vocazionale (seminario) sia a Shënkoll che a Scutari, le diversificate forme di accoglienza ed assistenza di ragazzi e giovani poveri, l’assegnazione di nuovi appartamenti a famiglie Rom nel centro di Lezhë, l’accoglienza gratuita di giovani non abbienti nella nostra scuola, il ricovero di malati in Italia, l’aiuto che si continua a dare a famiglie povere ed in difficoltà anche attraverso la Caritas diocesana e nazionale. Per tutte queste iniziative bisogna rendere grazie al Signore che le ha suscitate ed a tutti coloro, religiosi e laici, che l’hanno promosse, sostenute e corroborate con il loro lavoro e la loro dedizione incondizionata.Fin dall’inizio si è creato un legame, che sarebbe bene ridestare, di attenzione e di affetto tra la missione in Albania e le Case della Provincia che si è concretizzato attraverso il sostegno economico e l’esperienza missionaria promossa con diverse iniziative. Permangono tuttora segni concreti di questa collaborazione con la Comunità di Bari che, oltre al collegamento logistico con la missione accoglie persone bisognose di speciali cure mediche in Italia inviate dai nostri confratelli.Molto interessante ed efficace la collaborazione a largo raggio offerta sin dagli inizi della nostra presenza in Albania da diverse organizzazioni italiane parrocchiali e diocesane che hanno procurato beni materiali, risorse economiche, assistenza medica, progetti di natura diversa, e disponibilità personale anche nel campo dell’evangelizzazione, sia d’estate che in altri periodi dell’anno.Significativa, inoltre, l’esperienza ormai pluriennale e consolidata dell’annuale Campo Missione per giovani italiani, organizzato dalle equipe vocazionali della Provincia, che spesso è risultata decisiva per il discernimento di giovani che poi sono entrati nei nostri seminari.
È qui doveroso ricordare e benedire il Signore per i confratelli che in questi anni si sono avvicendati nella missione albanese: P. Luigi Amato, Mons. Ottavio Vitale, P. Antonio Leuci, P. Salvatore Reino, P. Adriano Inguscio, P. Paolo Galioto, P. Claudio Marino, P. Rito Ybanez, P. Philip Golez, P. Alessandro Truscello, P. Pasquale Bovio, P. P. Giorgio Nalin, P. Saji Kallokkaran, P. Dario Rossetti e Fr. Nikolin Sterkaj. 

La Provincia S. Annibale.
I primi 25 anni della vita e dell’opera delle Provincie Rogazioniste in Italia hanno consolidato, pur tra opinioni talvolta espressi di unificazione, la validità dell’esperienza sottolineata da un senso nuovo di appartenenza e di attenzione al territorio, da cammini distinti con iniziative e stili propri impressi dai vari Governi che si sono succeduti. I servizi formativi spesso condivisi (pre-noviziato, noviziato, studentato) hanno consentito di procedere insieme, non sempre speditamente, nel comune intento di collaborazione e condivisione, con l’apertura a scambi di personale, facilitati dall’unico territorio italiano e da opere similari.La Provincia S. Annibale, Italia Centro-Sud, ha cercato di rispondere agli intenti sottesi al decentramento iniziale, adattandosi alle diverse situazioni che si sono create nel corso del tempo per contingenze educative, economiche e strutturali, dovute anche alla rivoluzione epocale nella tipologia soprattutto delle opere assistenziali, nell’esercizio della pastorale parrocchiale e dei santuari e nelle difficoltà della promozione delle vocazioni.Ha cercato di esprimere interesse operativo nella dimensione legata alla preghiera per le vocazioni con la promozione e l’animazione dell’Unione di Preghiera, e con la diffusione della conoscenza e del culto del Santo Fondatore.Anche nelle attività sociali e caritative si sta qualificando meglio il servizio dei piccoli nelle nuove configurazioni educative, l’evangelizzazione ed il soccorso dei poveri nelle mense, nelle nuove forme di accoglienza per senza fissa dimora, negli ambulatori medici, con l’avvio della comunità inserita, con la risposta alle nuove emergenze e povertà come l’accoglienza dei profughi.Il rapido cambiamento delle situazioni e delle leggi civili, le emergenze che si presentano continuamente, determinano spesso cambiamenti e adattamenti di strutture e di organizzazioni, ed un impiego non indifferente di risorse economiche e di personale anche laico per far fronte alle esigenze e richieste.L’insufficienza numerica di religiosi, la carenza di nuove vocazioni, le resistenze a rendersi a volte disponibili a cambi di sede e di apostolato secondo le necessità e le opportunità della Provincia, il relativismo che spesso investe anche la nostra vita consacrata, sono realtà che vanno accentuandosi, ma non scoraggiano il cammino e gli interventi per una programmazione tendente sempre più all’essenziale.

La missionarietà sul territorio.
Oggi ancor di più di ieri, si avverte l’esigenza di più autentica missionarietà sul territorio e nelle opere apostoliche. La nostra missione continua. Il tempo e la memoria giubilare servono, proprio secondo l’affermazione biblica, a fermarsi e considerare ciò che è stato fatto e ciò che ancora rimane da fare: “Così il Signore: «Fermatevi nelle strade e guardate, informatevi circa i sentieri del passato, dove sta la strada buona e prendetela»” (Ger 6,16).Uno sguardo superficiale può indurre ad accentuare forse i limiti, che possono portare al pessimismo. La fede in Dio Padre e Signore, nella sua bontà e misericordia è invece di grande sostegno e sono certo che, anche per noi, secondo l’espressione di S. Giovanni Paolo II, «Dio sta preparando una grande primavera cristiana, di cui già si intravede l'inizio» (Redemptoris missio, 86).La chiamata alla santità, propria del cristiano e specifica per ogni religioso, determina la chiamata alla missione. «L'universale vocazione alla santità è strettamente collegata all'universale vocazione alla missione» (Redemptoris missio, 90).Il rinnovamento dei metodi e dei criteri organizzativi e pastorali che si riferiscono alle nostre comunità, alle aperture missionarie, al rapporto con la gente, pure indispensabili per essere al passo coi tempi e rispondere alle esigenze attuali, non hanno senso se non si sviluppa anche un «ardore di santità» che dia uno slancio missionario proprio delle prime comunità cristiane e dei primi tempi di ogni istituzione.Conclusione6. Nel fare memoria grata al Signore ed agli uomini di questi due avvenimenti giubilari e significativi della vita e dell’opera della nostra Provincia, l’istituzione della stessa e l’apertura missionaria in Albania, credo che il migliore commento e la più preziosa eredità possano essere riscontrati nella parola di S. Annibale, ed in quella di Papa Francesco. Entrambe sollecitano ad un entusiasmo nuovo, pur nella chiarezza e nella presa di coscienza delle proprie responsabilità umane, spirituali e relazionali.«È venuto il tempo che la parola del Rogate deve essere conosciuta, che questo comando deve essere diffuso. Dio ineffabile ha dato a noi questa missione. Ma essa perirà nelle nostre mani, se noi non ci formiamo per la vita religiosa. Che dissi? Perirà? Periremo noi! Essa trionferà! Dio ci strapperà di mano il prezioso talento per darlo ad altri, et locabit aliis agricolis, qui reddant ei fructum temporibus suis (Mt 21 , 41). Ah, figliuoli! come pensare a tanta sventura senza venir meno di dolore? Ah! non ci rendiamo indegni di tanta ineffabile misericordia. Rendercene degni vuol dire appunto divenire perfetti religiosi con l’osservanza dei santi voti e delle regole. Non basterà, no, il fare propaganda, il fare Pia Unione, se noi intus non siamo tutti di Gesù, se non formiamo una comunità osservante, una comunità che con l’esercizio dei voti, delle virtù, diventi carissima ai Cuori SS. di Gesù e di Maria! A nulla ci servirà scrivere, stampare, zelare, se non saremo uomini di orazione, mortificati, distaccati, amanti veri di Gesù e di Maria, amanti della croce, amanti del sacrificio, castigati nelle parole, obbedienti, osservanti, uomini di vita interiore! Allora Dio benedirà il piccolo germe e le vocazioni verranno. Deh, rinnoviamoci, sforziamoci! Diciamo: Nunc coepi!» (DI FRANCIA, Discorso, 1908) riportato nell’Antologia Rogazionista, pp. 902-903.
«Il modo di relazionarci con gli altri che realmente ci risana invece di farci ammalare, è una fraternità mistica, contemplativa, che sa guardare alla grandezza sacra del prossimo, che sa scoprire Dio in ogni essere umano, che sa sopportare le molestie del vivere insieme aggrappandosi all’amore di Dio, che sa aprire il cuore all’amore divino per cercare la felicità degli altri come la cerca il loro Padre buono. Proprio in questa epoca, e anche là dove sono un «piccolo gregge» (Lc 12,32), i discepoli del Signore sono chiamati a vivere come comunità che sia sale della terra e luce del mondo (cfr Mt 5,13-16). Sono chiamati a dare testimonianza di una appartenenza evangelizzatrice in maniera sempre nuova. Non lasciamoci rubare la comunità!» (Evangelii gaudium, 92).

Mentre ringrazio di cuore i confratelli che nel corso di questi 25 anni hanno segnato il cammino della Provincia nel servizio dell’autorità come in quello dell’obbedienza e dell’adempimento dei propri compiti istituzionali ed apostolici, nell’impegno missionario e caritativo, alcuni dei quali ormai parte della Congregazione Celeste, chiedo con voi al Signore di continuare a benedire la nostra Provincia con la sua Provvidenza divina spirituale e materiale, col dono di comunità sostenute dallo Spirito nell’attuazione di un’autentica fraternità, e col dono delle vocazioni sacerdotali e religiose che possono assicurare la continuità operativa e funzionale della Provincia stessa e dell’impegno missionario.Con questi sentimenti e questi propositi, invocando l’intercessione del nostro Padre Sant’Annibale titolare della nostra Provincia, saluto fraternamente ciascuno augurando ogni bene.
P. Giorgio Nalin rcj Superiore Provinciale
P. Vincenzo D’Angelo rcjSegretario Provinciale