NAPOLI, COMUNITA' INSERITA. In tempo di coronavirus

 

“Ecco ora il momento favorevole;

ecco ora il giorno della salvezza!”

(2Cor 6,2).

Anche per noi della Comunità Inserita questo tempo di epidemia, è un tempo favorevole per chiederci chi siamo e qual è il senso della nostra presenza in mezzo ad un quartiere popolare. In un primo periodo, all’inizio delle disposizioni di contenimento, abbiamo lasciato la Casetta per andare, Padre Marco nella nostra Comunità ai Colli Aminei con gli altri Confratelli, e Padre Rosario a casa della mamma per sostenerla in questo momento faticoso.

Da una settimana Padre Marco è tornato nella Casetta e rimane la presenza costante e il punto di riferimento nella zona, mentre Padre Rosario si aggrega per supportare il servizio della carità, molto ben organizzato dal Parroco del territorio, don Michele Madonna, e dai suoi collaboratori, con i quali condividiamo la vita fraterna e apostolica. La diocesi di Napoli ha concesso che le chiese possano rimanere aperte la mattina per la preghiera personale dei fedeli e la confessione, osservando le disposizioni di sicurezza in merito.

Per raggiungere i fedeli nelle loro case e sostenerli in questo momento di prova, e infondere speranza nei loro cuori, la Parrocchia sta utilizzando i media con varie iniziative quotidiane (preghiera, santo rosario ed eucaristia) e settimanali (adorazione, via crucis e un “ritiro spirituale”).

Accanto al sostegno di guida e formazione spirituale, c’è anche la preoccupazione per le gravi situazioni di emergenza della povertà, in cui si sono ritrovate anche molte famiglie che lavoravano in nero ma che adesso sono impossibilitate a svolgerlo. E a questo proposito possiamo dire di aver visto e sperimentato in prima persona la grande quantità di beni che la Divina Provvidenza ha moltiplicato e la grande solidarietà che ha fatto fiorire! Anche con l’ausilio del pulmino, gentilmente donato dal Superiore della Comunità dei Colli Aminei, P. Vito Magistro, abbiamo dato una mano alla raccolta viveri e siamo rimasti edificati dalla partecipazione dei fedeli laici, giovani e meno giovani, che hanno contribuito ad assemblare le confezioni della spesa che poi vengono distribuite porta a porta agli ammalati, agli anziani e alle famiglie in difficoltà.

Questo tempo rimane soprattutto fondamentale, in verità, per lo spazio di deserto e solitudine interiore, attraverso il quale siamo rimandati alle motivazioni profonde della nostra vocazione. È proprio vero anche per noi quanto il Santo Padre ha fatto emergere nello storico momento di preghiera di venerdì 27 marzo scorso, quando scrutando i cuori di tutta l’umanità, alla luce dello Spirito, ha affermato: “La tempesta smaschera la nostra vulnerabilità e lascia scoperte quelle false e superflue sicurezze con cui abbiamo costruito le nostre agende, i nostri progetti, le nostre abitudini e priorità”.

E insieme alla scoperta della nostra vulnerabilità ci interroghiamo anche noi riguardo le nuove forme di vicinanza e solidarietà: “Abbracciare la sua croce significa trovare il coraggio di abbracciare tutte le contrarietà del tempo presente, abbandonando per un momento il nostro affanno di onnipotenza e di possesso per dare spazio alla creatività che solo lo Spirito è capace di suscitare. Significa trovare il coraggio di aprire spazi dove tutti possano sentirsi chiamati e permettere nuove forme di ospitalità, di fraternità, di solidarietà”.

P. Rosario Graziosi