ROMA, STUDENTATO. In tempo di coronavirus

 

Sin dagli inizi del cammino quaresimale, nel sacrificium laudis abbiamo intonato le parole dell’inno: “Nella santa assemblea o nel segreto dell’anima, prostriamoci ed imploriamo la Divina Clemenza”. E così di fatto è avvenuto! Sì, implorare come assemblea nella preghiera comunitaria e nel segreto…

La comunità dello Studentato ha sentito la grazia della serenità nei singoli membri, senza allarmismi inutili. La consapevolezza delle restrizioni dovute al diffondersi del virus non ha fiaccato gli animi. Si è mantenuta ogni attività spirituale, le lezioni accademiche trasmesse in diretta streaming. Ci si è sentiti ancora più responsabili per la nostra identità di cristiani e di religiosi, offrendo maggiormente quella libertà che ci è stata acquistata da Cristo e che non ci viene tolta da nessuna restrizione civile. Inoltre, vi è la consapevolezza di essere molto più liberi di chi deve far fronte ad una coabitazione meno confortevole rispetto alla nostra: centinaia di migliaia di mq abbiamo a disposizione noi religiosi, quando in famiglie di cinque o più persone si è costretti a cinquanta o al massimo sessanta mq in un condominio. Non si è sentito il bisogno di leggere bollettini giornalieri, si è preferito guardare altro…Abbiamo il piacere, inoltre di avere tra i nostri membri il padre Vicario della nostra Provincia, il quale con ogni gratitudine e apprezzamento ha gioito della fervente e dinamica comunità. Gli studenti – dove è stato possibile – hanno animato le liturgie per le dirette streaming delle nostre parrocchie di Roma. E così in modo consapevole ci prepariamo alla Pasqua del Signore, consolati dalla certezza che “sia che viviamo, sia che moriamo noi siamo del Signore”(Rm XIV,8).

P. Antonio Vasta.